Durante la conferenza stampa è stata presentata una capsule che anticipa i contenuti dell’esposizione, visitabile fino al 25 maggio presso ADI Design Museum di Milano.
Dalle prime sperimentazioni sui polimeri alle evoluzioni di ceramiche, vetri e tessuti, la ricerca chimica contribuisce alla definizione di materiali, processi produttivi e nuove forme del vivere contemporaneo, fino a configurare un rapporto in cui progetto e chimica sono in costante dialogo.
Ciò che di solito resta invisibile diventa la base del progetto: un sistema, quello della ricerca e della produzione chimica, che rende possibile il design, influenzando direttamente le forme e le scelte progettuali e continuando ad ampliare le possibilità espressive e funzionali del design. Non solo un insieme di processi produttivi, ma una cultura della materia, capace di generare linguaggi, comportamenti e nuove estetiche.
«La chimica, industria delle industrie, è un motore silenzioso che lavora costantemente dietro le quinte di tutte le filiere produttive, visto il suo ruolo essenziale e pervasivo: è presente nel 95% dei manufatti che utilizziamo ogni singolo giorno. È fondamentale ricordare che sotto le linee eleganti e l’efficienza degli oggetti d'uso comune batte il cuore della quinta industria italiana e il terzo produttore europeo, con un fatturato che ha raggiunto i 65 miliardi di euro nel 2025 e un capitale umano di oltre 113.000 addetti altamente qualificati. L'obiettivo della mostra è invitare il pubblico a guardare l’industria chimica da una prospettiva inedita. Se il design rappresenta la visione, la scintilla creativa e la capacità progettuale di immaginare gli oggetti del nostro vivere, la ricerca chimica, innovando, individua le migliori soluzioni per soddisfare le esigenze del designer. La chimica è il fattore abilitante, lo strumento tecnico senza il quale l'idea rimarrebbe confinata sulla carta», ha dichiarato Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica.
Ne emerge un insieme articolato di oggetti – dall’arredo all’illuminazione, dall’utensile domestico all’attrezzatura sportiva, fino all’edilizia – nei quali la chimica assume un ruolo determinante, dimostrando come sia un linguaggio trasversale che unisce ambiti progettuali apparentemente lontani.
«Con La chimica del design. Progettare la materia vogliamo rendere evidente ciò che spesso rimane nascosto: il ruolo fondamentale della chimica come infrastruttura enzimatica del progetto. Questa mostra racconta come la trasformazione della materia non sia solo un supporto tecnico, ma una componente generativa del design contemporaneo, capace di orientarne forme, funzioni e significati. È nel dialogo tra ricerca, industria e cultura del progetto che si aprono nuove possibilità per un design più consapevole, sostenibile e profondamente integrato con le sfide del nostro tempo», ha commentato il presidente di ADI, Luciano Galimberti.