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Mag Shell dispositivo per rilascio intraoculare di farmaco

Alcune patologie retiniche croniche, tra cui l’edema maculare diabetico e la degenerazione maculare senile essudativa, vengono attualmente trattate con iniezioni intravitreali di farmaco. Sebbene il trattamento non sia molto doloroso e i farmaci impiegati non abbiano particolari effetti collaterali, ci sono alcune indicazioni/pratiche a cui il paziente deve attenersi durante e dopo il trattamento:

- l’iniezione viene eseguita, in anestesia topica, in ambiente controllato, in condizioni di    sterilità per evitale l’insorgenza di infezioni;
- è necessario seguire una terapia post iniezione a base di colliri;
- il primo controllo è eseguito in ambulatorio il giorno successivo.

Se si considera che i trattamenti avvengono a cadenza mensile, attenersi a tali indicazioni risulta impegnativo per i pazienti, per gli accompagnatori e per la struttura sanitaria. Tutte queste cause inducono spesso una bassa aderenza dei pazienti alla terapia.
Per ovviare a questi limiti, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano in collaborazione con il Dipartimento di scienze cliniche e biomediche “Luigi Sacco”, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Università degli Studi di Milano ha sviluppato Mag Shell: un dispositivo che, con un’unica iniezione, è capace di rilasciare precise dosi di farmaco ad intervalli di tempo predefiniti. Tale dispositivo è formato da strati di materiale biodegradabile (gusci) alternati a dosi di farmaco. I gusci sono costituiti da magnesio o da sue leghe. Il magnesio è un materiale che presenta, in ambienti umidi, una relativamente bassa resistenza alla corrosione e i prodotti di corrosione sono biocompatibili. L’erosione di un primo strato di magnesio causa il rilascio della prima dose di farmaco; una volta che il farmaco si sarà completamente distribuito, un nuovo spessore di magnesio verrà progressivamente corroso, con tempistiche legate alla modalità terapeutica di cui si necessita. In questo modo il farmaco sarà rilasciato in dosi ad intervalli predefiniti, replicando così i dosaggi terapeutici ottimali, e non in maniera continua nel tempo, come con i tradizionali metodi di drug release.

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