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Chimica fine e specialità

Presentazione del settore
Complessivamente, il settore della chimica fine e dei settori “specialistici” ha un fatturato di circa 9 miliardi di euro. Rappresentando circa il 10% dell’intero settore chimico, il comparto si caratterizza come uno dei più importanti dell’industria chimica italiana.

Il settore si presenta molto articolato in quanto comprende:

  • intermedi, principi attivi, catalizzatori e prodotti di chimica fine;
  • additivi e ausiliari per le industrie tessili, cartarie, conciarie e per il trattamento delle acque;
  • additivi e ausiliari per materie plastiche, elastomeri, coating;
  • materie prime per l’industria cosmetica e additivi per l’industria cosmetica e farmaceutica;
  • additivi e ausiliari per la detergenza, per la polimerizzazione e tensioattivi;
  • additivi e coadiuvanti per alimenti;
  • amidi acidi organici e lieviti;
  • aromi e fragranze;
  • aziende industriali della lubrificazione;
  • materie prime per integratori alimentari e alimenti funzionali;
  • prodotti sensibili (materiali e sistemi per il trattamento dell'immagine utilizzati nella stampa, nella fotografia e nella diagnostica medicale);
  • produttori di guaine bituminose impermeabilizzanti;
  • colorifici ceramici e produttori di ossidi metallici.

Il settore è molto attivo all’interno del panorama produttivo italiano grazie ad un alto livello di specializzazione che le imprese sono in grado di mettere a disposizione dei settori utilizzatori, soddisfacendone le richieste tecnologiche dettate dai mutamenti degli scenari competitivi. Si può dire che la chimica fine e dei settori specialistici rappresenti in Italia l’asse più importante del cosiddetto made in Italy fornendo soluzioni tecnologiche e applicative alle aziende produttrici di manufatti.

Profilo delle imprese
Le imprese presenti in Italia che operano nel settore della chimica fine e delle specialità sono multinazionali, nazionali di media/grande dimensione con presenza anche di realtà di piccole dimensioni.
Esiste un forte legame tra le imprese e i loro mercati di sbocco più importanti. Con il tempo, si sono formati in Italia vere e proprie aree industriali ad alta caratterizzazione, all’interno delle quali operano aziende attive in ogni segmento della filiera produttiva. Per fare solo alcuni esempi: molte imprese fornitrici di additivi e ausiliari per l’industria conciaria sono presenti nei tre distretti italiani del cuoio (Arzignano, S.Croce, Solofra) e analogamente è avvenuto per il settore tessile.
Le imprese della chimica fine e delle specialità, fortemente legate a un particolare settore seguono, come ovvio, l’andamento congiunturale del comparto cui sono legate. In questi ultimi anni, si è assistito a una fase sfavorevole per la domanda e riconducibile alle difficoltà dei settori di sbocco che hanno subito la forte concorrenza delle imprese dei Paesi emergenti. Si presenta quindi, anche per la chimica fine e delle specialità, una situazione di mercato che richiede una pronta reazione anche da parte dei settori a valle, che devono spostarsi su segmenti di mercato tecnologicamente più avanzati.

Tipologie di processi/prodotti
Le imprese della chimica fine e delle specialità possono essere suddivise in due grandi categorie produttive a seconda delle loro produzioni. I prodotti sono di sintesi oppure formulati: spesso queste due tipologie di processo convivono all’interno della stessa azienda.

  • I processi di sintesi portano ai principi attivi e agli intermedi di chimica fine. Questi sono caratterizzati da volumi di vendita mediobassi e sono prodotti a specifica, cioè sono completamente descritti dalle loro caratteristiche chimico-fisiche.
  • I processi di formulazione sono invece alla base della messa a punto degli additivi e ausiliari chimici, finalizzata all’ottenimento di determinate prestazioni. Si tratta dunque di prodotti a comportamento altamente differenziati
    tra loro, con composizione variabile, identificabile attraverso le loro performance e non attraverso il loro contenuto chimico e la loro origine.
    Anche il ciclo di vita del prodotto è diverso, essendo medio-lungo quello dei principi attivi e intermedi di chimica fine e breve-medio quello degli additivi e degli ausiliari chimici.

Il numero dei prodotti presenti sul mercato è molto ampio: migliaia i principi attivi e decine di migliaia gli intermedi di chimica fine con portafogli prodotti sempre più ricchi per gli additivi e gli ausiliari chimici. A quest’ultimo riguardo, le aziende sono in grado di fornire agli utilizzatori finali formulazioni suggerite e realizzate su misura, stabilendo così quel legame e quell’osmosi tecnologica che è alla base, sia della vitalità di questo comparto chimico, sia del successo dei prodotti made in Italy.
I fattori critici di successo sono quindi l’assistenza tecnica alla clientela (importantissima nel caso degli additivi e degli ausiliari, quando cioè si tratta di mettere a punto una particolare formulazione) e la capacità di ricerca e sviluppo, mentre il costo del prodotto non è così determinante come in altri settori.

Addetti e opportunità per i laureati chimici
In Italia, il settore della chimica fine e delle specialità conta più di 50 mila addetti. I laureati rappresentano circa il 19% del personale e, tra questi, il 60% sono laureati chimici. La presenza di laureati chimici è decisamente superiore alla media relativa all’intero comparto chimico.
I laureati chimici trovano impiego innanzitutto nelle attività di ricerca e innovazione che rappresentano la più importante leva competitiva per le imprese del settore. In tale ambito, è fondamentale che i giovani laureati sappiano orientare le proprie capacità di fare ricerca alla finalità applicativa.
Per fare questo, è opportuno integrare le conoscenze chimiche con nozioni di economia, necessarie a valutare correttamente l’opportunità economica di sostenere un certo investimento e l’esistenza di una possibile domanda di mercato per un certo prodotto. D’altro canto, assume un’importanza crescente il contesto normativo in cui le aziende si muovono ed è quindi importante avere le conoscenze di base che consentono di saper leggere e interpretare una norma.
Data la complessità degli impianti e il prevalere di attività di sintesi, i laureati chimici hanno una rilevanza decisiva anche nell’area della produzione.
In questo caso, l’attenzione è più concentrata sul processo che non sul prodotto. Non va comunque sottovalutata la presenza di laureati chimici anche nel marketing e nelle vendite. L’importanza attribuita al servizio alla clientela e alla capacità di ascoltare e soddisfare le esigenze, anche latenti, dei clienti comportano la necessità di disporre anche in queste aree di laureati dotati di competenze tecniche e scientifiche.
D’altro canto l’articolazione del settore e la complessità delle imprese fanno sì che il percorso formativo non sia affatto unico. Servono chimici che si occupino di sintesi, ma anche altri che si concentrino sulle formulazioni.
Infine, il forte orientamento verso i mercati esteri rende necessaria la conoscenza dell’inglese.

Per saperne di più
AISPEC è l’Associazione azionale delle iprese di Chimica fne e Settori secialistici. E’ articolata in 14 Gruppi merceologici e rappresenta 300 aziende di chimica fine, prodotti "specialistici" e servizi per l'industria, attive in diverse aree merceologiche, relative sia alle materie prime sia ai prodotti finiti.
Le imprese aderenti ad AISPEC sono fortemente impegnate nell'innovazione e nella ricerca applicata e si distinguono per l'elevato livello tecnologico e la grande varietà dei mercati.

www.aispec.it

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