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Uno o tanti settori chimici?

Nell’immaginario collettivo si tende a identificare l’intera industria chimica con i poli petrolchimici.
In realtà, l’industria chimica è molto articolata e differenziata perché coesistono:

  • settori che vendono soprattutto all’interno del mondo chimico (chimica di base e chimica fine);
  • altri che servono gli altri settori industriali (chimica delle specialità e ausiliaristica);
  • altri ancora che hanno quali utilizzatori i consumatori finali (detergenti, cosmetici, farmaceutica).

A questi differenti settori corrispondono logiche economiche, ma anche aspetti chimici, diversi. Per capire le logiche economiche e le specificità dei vari settori bisogna evitare di fare riferimento alla distinzione classica tra chimica organica e inorganica.
In ogni caso, a chi sta seguendo un percorso formativo in chimica deve essere chiaro che l’industria chimica è molto diversificata, ma tutti i suoi comparti, dipendendo molto dalla scienza chimica, hanno bisogno di chimici. E’ quindi importante considerarli tutti come possibili sbocchi lavorativi.

Nella chimica di base (si pensi ad esempio alla petrolchimica)

  • prevalgono le grandi imprese, verticalmente integrate e dotate di vasti impianti in grado di sfruttare al meglio le economie di scala;
  • i prodotti tendono a essere molecole semplici e standardizzate (le cosiddette “commodities”);
  • il fattore di successo principale risiede allora nella capacità di migliorare i processi produttivi e la distribuzione al fine di ridurre i costi.

Nella chimica fine (un esempio è quello dei principi attivi farmaceutici)

  • le molecole sono più complesse, ma comunque il prodotto è identificato completamente da una formula chimica;
  • i volumi di produzione diventano inferiori e gli impianti sono spesso polivalenti, cioè utilizzati per la produzione di molecole diverse in momenti diversi;
  • è assai rilevante l’attività di ricerca e sviluppo, soprattutto finalizzata al conseguimento di maggiori qualità ed efficacia del prodotto attraverso innovazioni che riguardano sia il prodotto (cioè una nuova sostanza) sia il processo, vale a dire un modo nuovo di ottenere una certa sostanza.

Nella chimica delle specialità (ad esempio nelle vernici)

  • prevalgono i cosiddetti “performance chemicals”, ossia prodotti che vengono acquistati in virtù delle loro funzioni e proprietà piuttosto che della loro formula chimica;
  • non contano tanto le dimensioni d’impianto, ma la capacità di offrire soluzioni innovative o personalizzate ai problemi specifici dei clienti;
  • assumono quindi rilevanza, oltre alla capacità innovativa,la vicinanza al cliente e il marketing.

Quello che accomuna tutti i settori dell’industria chimica è la centralità dell’attività di ricerca e innovazione.

Nella chimica innovare significa soprattutto fare ricerca al proprio interno, mentre nel resto dell’industria si traduce principalmente nell’acquisto di impianti innovativi dall’esterno. Si tratta di una caratteristica insita nel DNA del settore chimico, perché la chimica è la scienza che studia la materia e il modo in cui cambiarla e quindi l’impresa chimica non può limitarsi ad acquisire tecnologie dall’esterno, ma deve quasi sempre innovare il prodotto: cioè fare ricerca.
Nella chimica la ricerca non è quindi ristretta a un’élite di grandi imprese ma coinvolge tantissime imprese, anche piccole e medie.
Conseguentemente, la chimica rimane uno dei pochi settori dell’industria italiana con un futuro perché, da sempre e
sempre di più, punta sulla ricerca e l’innovazione e considera come la materia prima sempre più importante quella che
sta nel cervello di chi ci lavora.

Per saperne di più: LA CHIMICA IN CIFRE DI FEDERCHIMICA

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